L’uomo
a cui erano note tutte le cose,
il
re che conobbe i paesi del mondo.
Era
saggio; vide misteri e conobbe cose segrete;
un
racconto egli ci recò dei giorni prima del Diluvio.
Fece
un lungo viaggio, fu esausto, consunto dalla fatica;
quando
ritornò si riposò, su una pietra l’intera storia incise.
(Epopea
di Gilgamesh)
Non
posso definirmi un “turista per caso”, semmai “per necessità”.
Da sempre, sento il bisogno di viaggiare, una malattia da cui non si
guarisce. E’ da quando avevo vent’anni che giro per il mondo. Il
mio lavoro fortunatamente mi ha permesso abbastanza presto tempo e
risparmi, quanto bastano, per appagare il mio spirito vagabondo,
un’anima nomade (l’evoluzione ci ha voluto viaggiatori).
Traversate, viaggi solitari, per città, luoghi ameni, in paesi noti
e sperduti dei cinque continenti: Europa, tutta, Cina, India, molti
paesi d’Asia, dell’America del Sud, dell’Africa, del Medio -
oriente, tra cui, lo straordinario ricordo di un viaggio in Siria
prima di questa maledetta guerra che la sta devastando. Mi resta la
fortuna di aver visto un paese ancora bellissimo: la meravigliosa
città di Damasco con la moschea degli Omayyadi e il suk nel vecchio
quartiere arabo ancora ferito dai fori dei proiettili dell’aviazione
Inglese e poi più a nord Krak des Chevaliers che ci riporta alle
crociate, Palmira con i resti di un grande impero e Aleppo,
patrimonio dell’umanità, detta la “grigia” per via del colore
delle pietre con cui è costruita la Cittadella simbolo di questa
città. E su tutto la calda e affettuosa ospitalità dei siriani.
Oggi sento la pena di vederlo distrutto in modo insensato, dilaniato
dalla guerra civile, ridotto in macerie. Se mai il viaggiare ha un
senso, quel senso di chi cerca o insegue chissà chi o cosa, io ho
cercato di coglierlo con le mie foto. Non solo ricordi, ma volti,
scorci, sguardi che ancora mi fissano e mi parlano, testimonianze
vive per un “viaggiatore incant

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